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Dalla prima cattedra di «Agraria» al DISTAL: appunti su un lungo percorso storico (1803-2018)

di Francesco Casadei

L’istituzione del Dipartimento di Scienze e tecnologie agro-alimentari (DISTAL) come unica struttura di coordinamento delle attività didattiche e di ricerca che, nell’Ateneo bolognese, fanno riferimento all’area delle scienze agrarie, si presenta – in prospettiva storica – come il risultato di un lungo percorso, caratterizzato da tappe importanti e significative, attraverso due secoli di storia universitaria.

Lo spazio a disposizione consente di presentare, in rapida sintesi, i principali temi e argomenti di una vicenda che inizia con Filippo Re, giustamente considerato in sede storiografica come il padre dell’agronomia contemporanea (Sereni 1960; Caracciolo 1973; Poni 1992; Finzi 2007). A Filippo Re, nell’anno accademico 1803-04, viene conferito l’incarico di insegnare una materia, «Agraria», da poco inserita all’interno della classe fisico- matematica dell’Università di Bologna; una università a sua volta modernizzata e riformata – siamo in pieno periodo napoleonico – secondo canoni culturali e organizzativi di matrice francese. A riprova dell’autorevolezza scientifica di Filippo Re giunge, per l’anno accademico 1805-06, la carica di rettore (Casadei 2013). Nel frattempo, l’agronomo reggiano prosegue la propria attività didattica e di ricerca fino al 1814, quando le vicende politiche, con l’imminente restaurazione pontificia, gli impongono di lasciare Bologna per trasferirsi a Modena: qui, nella cornice istituzionale del ducato di Modena e Reggio, potrà continuare il proprio lavoro fino alla morte, sopraggiunta nel 1817.

La collocazione di «Agraria» come materia di insegnamento all’interno di una facoltà scientifica si conferma anche negli ultimi decenni del periodo pontificio e anche successivamente, nell’università del periodo postunitario. A partire dal 1815 questa cattedra è tenuta da Giovanni Contri: ciò fino al 1824, quando l’insegnamento viene eliminato dall’ordinamento della facoltà filosofica (questa la dicitura, in quel periodo, della futura facoltà di Scienze) e a Contri rimane solo la direzione dell’Orto agrario, che a sua volta nel 1849 passa a Francesco Luigi Botter. Quest’ultimo avrà un ruolo molto importante anche nell’università dell’Italia unita, assumendo nel 1859-60, in una Bologna appena liberata dal dominio pontificio, l’insegnamento di «Agronomia teorico-pratica» all’interno della facoltà di Scienze; un insegnamento che nel 1863 riassumerà la denominazione di «Agraria» (Simeoni 1940).

Solo a partire dall’anno accademico 1900-01 sarà in funzione, anche a Bologna, una scuola universitaria di Agraria, seguendo così esperienze analoghe già realizzate a Pisa (1843: unica scuola di Agraria già in funzione nell’Italia preunitaria), Firenze (1869: Istituto di Vallombrosa), Milano (1870), Portici (1872), Torino (1893), Perugia (1895). La scuola bolognese si avvale nei primi anni della propria esistenza di un prestigioso corpo accademico di professori ordinari della facoltà di Scienze, che insegnano ad Agraria per incarico: vanno ricordati ad esempio il geologo Giovanni Capellini, il chimico Giacomo Ciamician, gli zoologi Carlo Emery e Alessandro Ghigi, il matematico Federigo Enriques, il fisico Augusto Righi (Casini Ropa, 1986). Interessante anche la figura del primo direttore, Francesco Cavani, proveniente dalla scuola d’Applicazione per Ingegneri e docente di Topografia e Geometria pratica. L’importanza di questa nuova scuola è rimarcata anche dal rettore dell’epoca, Vittorio Puntoni, nella relazione – pubblicata sull’Annuario universitario – che introduce la cerimonia inaugurale dell’anno accademico 1900-01.

La scuola bolognese di Agraria – le cui attività didattiche si svolgeranno fino al 1907 a Palazzo Bianconcini, in via delle Belle Arti, in attesa che si concluda il restauro della Palazzina della Viola – entra in funzione nel contesto universitario dell’Italia liberale, caratterizzato dalla presenza delle quattro facoltà tradizionali (Giurisprudenza, Lettere e filosofia, Medicina e chirurgia, Scienze) accanto alle scuole: le più diffuse, su scala nazionale, sono quelle di Farmacia, di Veterinaria, di Agraria, accanto alla scuola di Applicazione per Ingegneri, non dimenticando – soprattutto verso la fine dell’800 – la nascita delle prime scuole superiori di Commercio (Augello e Guidi 1990; Casadei 1994a). La posizione subordinata delle scuole rispetto alle facoltà risiede nella loro – pur importante – funzione di prevalente formazione tecnica e professionale, mentre le facoltà tendono a caratterizzarsi per il più elevato livello delle attività didattiche, nonché della ricerca che si svolge all’interno degli istituti scientifici di riferimento.

Tra il 1906 e il 1913, in coincidenza con una rilevante fase di modernizzazione economica e produttiva che caratterizza almeno una parte del nostro Paese, anche le scuole universitarie vengono riorganizzate e il loro

ruolo didattico e scientifico risulta maggiormente valorizzato (Casadei 1994b). Ancora più importante sarà la modifica degli ordinamenti accademici a seguito della riforma Gentile del 1923, con la trasformazione delle preesistenti scuole in regi istituti superiori: cosa che da un lato sembra aumentare la rilevanza istituzionale di alcune aree tecnico-scientifiche ma, nel contempo, ne sancisce l’ulteriore subordinazione alle facoltà tradizionali. Il temporaneo distacco dei regi istituti superiori dal ministero dell’Istruzione a quello dell’Economia nazionale (dal 1923 al 1928) costituisce ulteriore conferma in tal senso.

Le vicende nazionali che abbiamo richiamato per sommi capi si riflettono puntualmente anche sulla vicenda bolognese della scuola di Agraria, che nel 1923-24 diviene regio istituto superiore di Agraria; significativamente, a partire dall’anno accademico appena citato, l’Annuario dell’Università di Bologna non riporta più le informazioni dettagliate sul regio istituto di Agraria (e su quello di Veterinaria), mentre i rettori, nelle loro relazioni introduttive, si limitano dal 1925-26 a fornire i semplici dati numerici su iscritti e laureati, aggiungendo a volte alcune informazioni sui movimenti del corpo docente. Dovranno passare dieci anni prima che l’Annuario universitario torni a pubblicare informazioni puntuali sul corpo accademico, le attività scientifiche e l’ordine degli studi di quella che nel frattempo è divenuta la facoltà di Agraria.

È questo, infatti, il decisivo cambiamento che si verifica nell’anno accademico 1935-36 e che coinvolge, sostanzialmente nello stesso periodo, anche gli altri istituti superiori di Farmacia, Veterinaria, Ingegneria, Scienze economiche e commerciali. Al momento della sua inaugurazione, la facoltà di Agraria risulta articolata in una serie di istituti scientifici: Agronomia generale e coltivazioni erbacee, Chimica agraria, Coltivazioni arboree, Economia e politica agraria, Entomologia agraria, Idraulica e costruzioni rurali, Patologia vegetale, Industrie agrarie; vanno inoltre ricordati i laboratori di Chimica agraria e di Analisi delle sementi, nonché l’osservatorio di Entomologia agraria e l’osservatorio Fitopatologico. Altri istituti scientifici, come è noto, si aggiungeranno negli anni successivi (Estimo rurale, Meccanica agraria, Genio rurale, Zootecnia ecc.).

Ad Agraria, come in tutto il contesto accademico, la tradizionale articolazione delle attività didattiche (organizzate dalla facoltà) e scientifiche (coordinate dagli istituti) persisterà per un lungo periodo, precisamente fino alla fine degli anni ’70. Solo con la riforma del 1980, che dopo un lungo dibattito introduce l’organizzazione dipartimentale, intervengono rilevanti cambiamenti su questo assetto organizzativo, anche se – per quanto concerne l’organizzazione didattica – il ruolo delle facoltà rimane a lungo centrale: basti pensare all’ulteriore proliferazione di queste strutture negli ultimi due decenni del XX secolo (a Bologna, per esemplificare, tra il 1986-87 e il 1999-2000 sono istituite le facoltà di Scienze statistiche, Conservazione dei Beni culturali, Lingue e letterature straniere, Scienze motorie, Psicologia, Architettura). L’inversione di tendenza si ha solo a seguito della legge 240 del 30 dicembre 2010, che – per quanto riguarda la nostra università – ha condotto alla soppressione delle facoltà tradizionali (divenute nel frattempo diciannove) e al loro accorpamento in undici «scuole» a decorrere dall’anno accademico 2012-13: così, la ex facoltà di Agraria è confluita per alcuni anni nella nuova scuola di Agraria e Medicina Veterinaria.

Quanto al progressivo affermarsi del dipartimento come sede di coordinamento delle attività di ricerca, va ricordata la sua prima, non rapidissima, diffusione nel corso degli anni ’80; infatti, in numerosi contesti disciplinari gli istituti scientifici tradizionali sovrastano a lungo la presenza dei primi dipartimenti. Ciò avviene anche ad Agraria, ove continuano a funzionare gli istituti, mentre i primi dipartimenti ad essere istituiti sono, tra la fine degli anni ’80 e la metà degli anni ’90, quello di Protezione e valorizzazione agro-alimentare e di Economia e ingegneria agrarie; in altri ambiti l’approdo all’organizzazione dipartimentale passerà attraverso la temporanea creazione di unità complesse di istituti.

Il definitivo approdo al panorama dipartimentale si ha – stando alla documentazione disponibile sugli Annuari universitari – all’avvio dell’anno accademico 2001-02, quando è ormai in corso lo spostamento della facoltà di Agraria nella nuova sede di viale Fanin. È quindi cronaca degli anni più recenti, e non occorre ora soffermarvisi, la presenza per alcuni anni di importanti dipartimenti (Scienze e tecnologie agroambientali, Scienze degli alimenti, Economia e ingegneria agrarie, Produzione e valorizzazione agro-alimentare, Colture arboree) poi confluiti in due più ampie strutture (Dipsa e Distal), che a loro volta hanno dato vita all’attuale Dipartimento di Scienze e tecnologie agro-alimentari, contestualmente alla chiusura della scuola unificata di Agraria e Veterinaria.

Questi ultimi sviluppi organizzativi hanno riguardato anche altri settori dell’università bolognese; attualmente, infatti, delle undici scuole varate nel 2012-13 ne sono rimaste in funzione solo cinque: Economia e Management, Ingegneria, Lettere e Beni culturali, Medicina e chirurgia, Scienze (le ultime tre – cosa che forse è più di una

semplice curiosità – sono eredi delle quattro facoltà tradizionali sulle quali si imperniava l’università ottocentesca). Nel contempo, sono ora numerosi i dipartimenti (tra gli altri, ad esempio, Scienze statistiche, Farmacia e biotecnologie, Psicologia, Scienze politiche e sociali) ove si riassume il coordinamento sia delle attività didattiche sia di quelle di ricerca.

Valutando questo percorso in prospettiva storiografica, non si può fare a meno di osservare come tutto ciò riconduca al tema del dipartimento come unica sede di raccordo del lavoro didattico e scientifico: obiettivo presente nelle riflessioni e nelle analisi di parte significativa degli studiosi e dei politici che, a partire dagli anni ’70, si erano impegnati nel dibattito sull’introduzione del dipartimento nell’ordinamento universitario italiano.

La Palazzina della Viola in un’immagine d’epoca (fonte: L’Università di Bologna nel passato e nel presente, Zanichelli, Bologna 1919)

Bibliografia

  •   (Simeoni 1940) Luigi Simeoni, Storia della Università di Bologna. 2. L’età moderna, Zanichelli, Bologna 1940.

  •   (Sereni 1960) Emilio Sereni, Pensiero agronomico e forze produttive agricole in Emilia nell’età del Risorgimento:

    Filippo Re, «Bollettino del Museo del Risorgimento di Bologna», V, 1960, parte II, pp. 891-933.

  •   (Caracciolo 1973) Alberto Caracciolo, La storia economica, in Autori vari, Storia d’Italia. 3. Dal primo Settecento

    all’Unità, Einaudi, Torino 1973.

  •   (Casini Ropa 1986) Giorgio Casini Ropa (a cura), Cenni storici, in La Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di

    Bologna, CLUEB, Bologna 1986.

  •   (Augello e Guidi 1990) Massimo M. Augello, M. Guidi, I «politecnici del commercio» e la formazione della classe

    dirigente economica nell’Italia post-unitaria. L’origine delle Scuole superiori di commercio e l’insegnamento dell’economia politica (1868-1900), in Massimo M. Augello et al., Le cattedre di economia politica in Italia. La diffusione di una disciplina «sospetta» (1750-1900), Franco Angeli, Milano 1990.

  •   (Poni 1992) Carlo Poni, Leggere i testi agronomici: Filippo Re e la costruzione dell’albero genealogico della nuova agricoltura, in Roberto Finzi (a cura), Fra Studio, Politica ed Economia: la Società Agraria dalle origini all’età giolittiana, Comune di Bologna – Istituto per la Storia di Bologna, Bologna 1992.

  •   (Casadei 1994a) Francesco Casadei, Tra economia politica e corporativismo. Appunti per una storia universitaria delle discipline economiche dal 1923 al 1939, «Storia e problemi contemporanei», n. 13, aprile 1994.

  •   (Casadei 1994b) Francesco Casadei, Per una storia delle università marchigiane nell’Italia liberale, «Proposte e ricerche», a. XVII, 1994, n. 32.

  •   Finzi (2007) Roberto Finzi, Mezzadria svelata? Un esempio storico e qualche riflessione fra teoria e storiografia, CLUEB, Bologna 2007.

  •   (Casadei 2013) Francesco Casadei, Università, cultura agronomica, ricerca: l’importanza di Filippo Re sul piano storiografico, «Il Carrobbio», vol. XXXIX, Pàtron, Bologna 2013.

 

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